Si fa sera e il giorno ormai volge al declino

Card. Robert Sarah

Henri de Lubac scriveva giustamente che «la modernità è un atteggiamento nato come conseguenza delle straordinarie conquiste della scienza moderna e delle non meno grandi disillusioni derivanti dalle grandi speranze del progresso e dell’autodeificazione dell’uomo. In questo caso, si potrebbe dire che l’origine prima della modernità, il suo spirito profondo, la ragione della sua penetrazione nel nostro mondo, è il rifiuto di ogni fede che consegue al rifiuto del mistero dell’uomo. Questa modernità rifiuta il mistero. Conoscerà sempre di più, sarà in grado di spiegare sempre di più, ma non comprenderà realmente più nulla perché ha rifiutato il mistero.

 

Il presupposto dei moderni è sempre lo stesso, anche se non è sempre possibile coglierlo fin dall’inizio: ciò che viene affermato nella Bibbia e nella tradizione comune, in fondo, non esprimerebbe la fede in un Dio trascendente che interviene nel nostro mondo, ma la scoperta dell’uomo. I misteri cristiani non sarebbero altro che un rivestimento simbolico, pura superstizione finché non se ne penetri il senso che essi traducono per gli spiriti deboli. È l’ateismo più sottile e profondo, l’esatto opposto dell’atteggiamento che caratterizza la logica dell’Incarnazione e soprattutto di un sano realismo, che è l’atteggiamento tipico dell’umiltà.

 

Sant’Agostino lo ripeteva spesso: è necessario un atteggiamento umile per penetrare nel mistero dell’Incarnazione del Verbo». Il nostro orgoglio di uomini moderni ci conduce talvolta a una ridicola cecità. Sì, è una cosa straordinaria tremare per la nostra salvezza. Certo, non in virtù di una paura patologica di fronte a un dio terribile che condanna per puro piacere. Ma come potrebbe salvarci Dio se noi siamo privi di quella fondamentale umiltà che consiste nell’accogliere la salvezza come una grazia gratuita? Ci presenteremo al Suo cospetto facendo valere i nostri diritti? Non è forse urgente accogliere i misteri della fede e della salvezza con il cuore di un povero?

 

La ricchezza delle società moderne non ci insegna più a ricevere con gratuità. Ecco una grande rovina. Diventiamo simili a bambini viziati che non sanno più gioire quando ricevono doni dai loro genitori. Si lamentano di non averne a sufficienza. Ancora piccoli sono già inaciditi e tristi come dei vecchi rimbambiti. Di fronte a Dio siamo fondamentalmente come bambini, come poveri, come mendicanti bisognosi di tutto. Perciò, sì, tremiamo per la nostra salvezza! Non perché abbiamo paura di Dio, ma perché davanti al Suo dono ci rendiamo conto della nostra piccolezza. Si può tremare con fiducia e amore; questo sentimento ha un nome, si chiama santo timore di Dio, che è un dono dello Spirito Santo. Sì, piangiamo, per amore, per la nostra incapacità di abbandonarci alla Sua misericordia.

 

I sacerdoti si occupano di Cristo e dell’evangelizzazione del mondo oppure del benessere terreno degli uomini? Il soprannaturale sembra essere assorbito e fagocitato nel naturale. Siamo sordi, autistici e ciechi nelle cose di Dio. Dimentichiamo che esiste il cielo. Non vediamo più il cielo e non vediamo più nemmeno Dio. L’uomo è stregato da ciò che è palpabile.